Un’analisi del Financial Times basata su documenti societari e sui dati di Challenger, Gray & Christmas stima i tagli di posti di lavoro nel tech statunitense per il 2026 a quasi 140.000 — oltre un terzo di tutti i licenziamenti annunciati nel Paese quest’anno.

Dove si sono concentrati i tagli

Quasi 50.000 di questi sono arrivati da quattro aziende: Amazon, Oracle, Meta e Microsoft — circa il 6% del loro organico aziendale complessivo. La riduzione di Oracle, di circa 30.000 posti, è la più ampia dell’anno e da sola rappresenta una quota consistente del totale. Queste quattro società, insieme ad Alphabet, dovrebbero spendere ben oltre 800 miliardi di dollari in AI nel 2026.

Il dato che contraddice la narrativa

Le aziende che hanno indicato l’AI come fattore nei loro licenziamenti hanno sottoperformato il Nasdaq di quasi 10% nei successivi 30 giorni di contrattazione. La storia dell’efficienza che funziona in un comunicato stampa è stata letta dagli investitori come qualcosa di più vicino a un’ammissione.

Annunciato non significa perso

La metodologia di Challenger contabilizza i tagli annunciati. Non compensa le assunzioni altrove e non verifica se ogni ruolo annunciato sia effettivamente scomparso. Un titolo su 140.000 posti di lavoro svaniti è un’affermazione più forte di quanto i dati supportino.

E l’AI non è accertata come causa

L’analisi indebolisce su questo punto il proprio stesso impianto: come osserva, i dirigenti preferirebbero dire che l’AI sta generando efficienza piuttosto che ammettere di aver assunto troppo nel ciclo precedente. L’attribuzione, qui, è una scelta di comunicazione, non un effetto misurato — la correlazione tra la spesa e i tagli esiste, la causalità viene invece sostenuta.

Un’ultima cautela sulla cifra della spesa

Gli 800 miliardi di dollari sono una spesa AI prevista, non una spesa in conto capitale confermata. Il dato arriva pochi giorni prima delle trimestrali di Microsoft, Meta, Apple e Amazon, quando i numeri reali sostituiranno le stime.