Google, il 16 luglio, ha ribattezzato NotebookLM — l’assistente di ricerca basato sulle fonti nato nel 2023 come Project Tailwind e diventato uno dei suoi prodotti AI più apprezzati — in Gemini Notebook, e gli ha assegnato il più significativo upgrade di funzionalità della sua storia: un vero computer.

Il cambio di nome, e il perché

Gemini Notebook resta un prodotto autonomo, ma il nuovo nome segnala una distribuzione più ampia: ora si integra con l’app Gemini, con un’integrazione in arrivo nella AI Mode della Ricerca Google. Google afferma che lo strumento ha superato i 30 milioni di utenti individuali e più di 600.000 organizzazioni — numeri che spiegano perché venga portato verso il centro del brand Gemini invece di restare una curiosità di Labs.

Un computer cloud per ogni notebook

La novità sostanziale è sotto il cofano: ogni notebook ora ha accesso a un computer cloud sicuro e sandboxed — un ambiente di esecuzione isolato sulla piattaforma di code-execution di Google Cloud, dotato di oltre 100 competenze software curate. Gemini scrive ed esegue Python in modo nativo sulle fonti caricate nel notebook, restituendo grafici, tabelle e documenti di output invece di semplici riassunti testuali.

Cosa sblocca

Il cambiamento pratico è dal leggere al calcolare: carica i fogli di calcolo di un trimestre e il notebook può davvero eseguire l’analisi di coorte; carica un dataset insieme ad alcuni paper e può riprodurre le figure. È la stessa direzione agentica che OpenAI ha preso con il code interpreter di ChatGPT e Anthropic con gli strumenti di analisi di Claude — ma collegata al vincolo distintivo di NotebookLM, secondo cui le risposte restano ancorate alle fonti dell’utente.

Chi lo riceve, e quando

L’esecuzione del codice è disponibile da ora per gli abbonati a Google AI Ultra e per i clienti business di Workspace con AI Ultra Access o AI Expanded Access, e arriverà agli utenti Pro ($19.99/mese) sul web nelle prossime settimane. La scelta dei livelli di accesso conta: la funzione principale del prodotto AI più virale di Google è, per ora, un upsell verso le fasce più costose.