Uno dei registi più influenti di Hollywood ha pronunciato un giudizio netto sull’IA. In dichiarazioni emerse il 19 luglio, Christopher Nolan ha definito l’intelligenza artificiale "un cavallo di Troia in cui tutti sanno che ci sono i greci" — aggiungendo: "è un cavallo trasparente, è fatto di vetro".

La citazione

La metafora è esplicita: a differenza del cavallo mitologico, ha sostenuto Nolan, i rischi dell’IA sono sotto gli occhi di tutti e il pubblico li vede arrivare. È andato oltre anche sul piano del sentimento, dicendo di non aver "mai visto una tecnologia avanzare così rapidamente ed essere così completamente respinta dal pubblico" — un’affermazione che riguarda tanto l’umore quanto la tecnologia.

Il contesto

Nolan ha rilasciato queste dichiarazioni al creator francese di YouTube HugoDécrypte (Hugo Travers), nel pieno del successo al botteghino del suo ultimo film, "The Odyssey." Il richiamo mitologico non è casuale: un regista che promuove una rilettura di Omero e ricorre all’immagine del cavallo di Troia attribuisce alla metafora un peso particolare.

La lunga battaglia di Hollywood

Le osservazioni toccano una vena di inquietudine che attraversa l’industria dell’intrattenimento fin dagli scioperi degli sceneggiatori e degli attori del 2023, quando il ruolo dell’IA nelle sceneggiature e nelle interpretazioni è diventato un tema centrale del negoziato. Il fatto che un cineasta del calibro di Nolan descriva l’IA come una minaccia già smascherata dal pubblico aggiunge una voce autorevole a quella resistenza.

Perché risuona

Il commento va contro la narrativa interna del settore, che dà per inevitabile l’adozione. Mentre le aziende di IA presentano l’adozione come inarrestabile, Nolan sostiene il contrario: si tratta di una tecnologia spinta su un pubblico che sta reagendo attivamente. Che rifletta un sentimento diffuso o una sensibilità particolare dell’industria creativa, è un contro-messaggio notevole da parte di uno dei nomi più grandi del cinema.