Il Direttore nazionale per la cybersicurezza Yoichi Iida del Giappone ha dichiarato a Kyodo News in un’intervista pubblicata il 10 agosto che l’uso di IA sofisticata nel prossimo regime di cyberdifesa del Paese è "inevitabile" — e ha rivelato un guasto di dipendenza che il governo ha già sperimentato.

L’interruzione di giugno

Iida ha affermato che la sospensione, nel giugno 2026, dell’accesso ai modelli della classe Mythos ha interessato la scansione delle vulnerabilità di sicurezza dei principali sistemi del governo giapponese. La sua conclusione era strutturale più che diplomatica: il Giappone non dovrebbe dipendere da alcun singolo modello di IA. L’affermazione si basa solo sul suo racconto — non è stato prodotto alcun documento del governo statunitense che confermi la sospensione o la sua portata, e il dispaccio non distingue in modo netto tra un’azione di controllo delle esportazioni statunitense e le restrizioni di accesso imposte dal fornitore.

Il regime a cui si inserisce

La normativa Active Cyber Defence è stata approvata dalla Dieta il 16 maggio, e il gabinetto della premier Sanae Takaichi ha fissato a 1 ottobre 2026 l’avvio delle misure preventive. Iida ha detto che il governo sta valutando fino a che punto automatizzare le operazioni, mantenendo però un essere umano nel ciclo decisionale finale.

L’argomento legato ai tempi

Il suo caso a favore dell’automazione si fonda sulla compressione della finestra del difensore: il divario tra la scoperta di una vulnerabilità e il suo sfruttamento potrebbe ridursi a "una frazione di un centesimo o di un millesimo" di quanto fosse una volta. A quella velocità, sostiene, una risposta a ritmo umano smette di essere una scelta di policy.

Un’intervista, non una decisione

Non è stata annunciata alcuna norma, alcun budget o alcun appalto. La data del 1 ottobre riguarda il regime nel suo complesso, non un suo componente di IA, e nulla qui afferma che il Giappone abbia adottato operazioni cibernetiche autonome.